Un ponte tra i "due mari": progetto di un ponte ad arco asimmetrico in acciaio a via intermedia 
giovedì, marzo 27, 2008, 04:39 PM - Parsifal
Si tratta del progetto di un ponte il cui nome deriva dal fatto che il sito in cui dovrebbe sorgere l'opera è noto come "Terra dei Due Mari". In effetti il paese di Tiriolo si trova in una posizione centrale e montana rispetto al territorio calabrese che a sua volta è di forma stretta ed allungata.




Tuttavia durante la progettazione nella fase di ricerca della forma si veniva a delineare una seconda spiegazione del titolo: mentre da una parte si cercava nei modelli di calcolo la necessaria guida della struttura, dall'altra invece la strada per giungere ad un design soddisfacente appariva essere l'utilizzo di semplici metodi di disegno. In realtà i "due mari" erano due diversi modi di procedere, l'uno tipico delle facoltà di ingegneria ed il secondo dominio incontrastato delle facoltà di architettura e forse di qualche bizarro ingegnere.

La forma inizialmente doveva rappresentare una metafora del "passaggio" che ognuno di noi realizza più di una volta lungo il corso della vita ovvero l'attraversamento da uno stato dell'essere all'altro. Inoltre l'opera si doveva inserire nel sito la cui orografia mostrava una veloce alternanza di valli a destra dell'osservatore e colline a sinistra. Le colline corrispondevano ai pieni del panorama e le valli ai vuoti.

Da un punto di vista dell'utilizzo del materiale si pensò allora di utilizzare il materiale di sostegno dell'impalcato prima in trazione e successivamente in compressione in considerazione del fatto che il diverso modo di proporzionare le membrature avrebbe creato una interessante alternanza tra il vuoto ed il pieno lungo lo sviluppo dell'opera.
L'idea originaria mostrava dalla parte della zona tesa la necessità dell'uso di uno strallo che sarebbe stato collegato alla montagna. La soluzione apparì comunque poco felice e condusse a pensare in sostituzione del tirante una grande mensola(della luce approssimativa di 100m). Tuttavia da un primo proporzionamento si evidenziava una sezione elevatissima oltre all'enorme peso complessivo della struttura. Per diminuire ulteriormente la sezione ed ottenere una maggiore efficienza si poteva separare nella zona finale della mensola il corrente teso da quello compresso. Un ulteriore passo avanti fù di aiutare la mensola tramite un puntone e si configurò uno ulteriore schema statico a formato da una struttura a cavalletto su tre appoggi accoppiata ad una travata continua funzionante anch'essa prevalentemente a flessione. Due sistemi di pari efficienta ma ancora non soddisfacenti sia esteticamente che staticamente.
Provai in ultimo ad incurvare la mensola avvicinandola ad una struttura ad arco e dopo una serie interminabile di ulteriori elaborazioni si venne a configurare una soluzione che seppur classica poteva essere reinterpretata nel contesto del progetto. La struttura doveva essere un semiarco a via intermedia disegnato in modo tale da avere l'area funzionante a trazione all'incirca pari a quella di compressione. Da queesto schema accettabile da un punto di vista formale ed ottimizzabile da quello statico, si poteva giungere agli ulteriori approfondimenti progettuali.




Ed infatti grazie all'ormai noto metodo F.E.M. lavorando sulla forma della dorsale dell'arco si giunse allo schema conclusivo costituito da due archi contrapposti ed intersecati in sommità che portavano l'impalcato tramite puntoni e pendini.




Per l'ottimizzazione della forma finale dell'arco si è proceduto manualmente modificando (come se si lavorsse con un tavolo da disegno) i nodi del modello. I tentativi sono stati effettuati mediante l'ausilio un poligono funicolare condizionato per un solo punto avvicinandosi alla forma voluta. Inoltre la forma della sezione trasversale è stata determinata con una legge di variazione seguente all'andamento dello sforzo normale lungo l'asse del poligono funicolare.





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PARSIFAL - Spazio e tempo in architettura: il "luogo" 
martedì, marzo 25, 2008, 08:15 PM - Parsifal
Il progetto di ricerca denominato PARSIFAL nasce nel 2000 e si pone come obiettivo di indagare sulle relazioni tra l'architettura e la dimensione interiore dell'uomo. Il nome deriva dall'omonima opera di Wagner che fà dire al folle e puro Parsifal "cammino appena, eppure mi sembra già d'esser lontano" e Gurnemanz l'anziano cavaliere gli spiegherà "tu vedi, figlio mio, spazio quì diventa tempo !" . In quell'assimilazione tra lo spazio ed il tempo avviene il passaggio nella dimensione interiore dell'uomo.




L'Architettura intesa come arte o scienza dello spazio possiede tale potenzialità che viene tanto più esaltata quanto più l'oggetto architettonico è aderente a leggi universali ed immutabili come quelle della fisica o meglio ancore della statica. Tanto più le forme dell'architettura nascono aderenti a tale leggi cioè sono naturali tanto più essa riesce a relazionarsi alla dimensione più intima dell'uomo.

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